27 Ago Lo studio INDIRE sulle pluriclassi nel volume “Responsive Teacher Education”
È stato pubblicato da Routledge, uno dei principali editori accademici internazionali nell’ambito delle scienze umane e sociali, “Responsive Teacher Education: From Managing Crises to Building Resilience”, il volume a cura di Erika Kopp, Marta Kowalczuk-Walędziak e Anja Swennen.
Il volume è inserito nella ATEE Series, realizzata in associazione con la Association for Teacher Education in Europe (ATEE), e riunisce contributi internazionali dedicati a una questione centrale per la ricerca educativa: come ripensare la formazione degli insegnanti perché sia capace non soltanto di rispondere alle crisi e ai cambiamenti, ma di costruire condizioni di resilienza e sostenere processi di trasformazione della scuola.
All’interno del volume, il capitolo “School-making in Italy’s multigrade classrooms: Practices and problems”, delle ricercatrici Giuseppina Rita Jose Mangione e Laura Parigi, porta nel dibattito internazionale il lavoro di ricerca condotto da INDIRE sulle pluriclassi nell’ambito del Movimento Nazionale delle Piccole Scuole.
Un ringraziamento particolare va alle curatrici Erika Kopp, Marta Kowalczuk-Walędziak e Anja Swennen, per aver accolto e apprezzato il lavoro italiano sul campo e per aver riconosciuto nello studio delle pluriclassi un contributo significativo alla riflessione internazionale sulla teacher education.
La ricerca prende in esame un contesto spesso considerato marginale rispetto al modello ordinario di scuola. Eppure le pluriclassi sono tutt’altro che un fenomeno residuale: consentono di osservare con particolare evidenza che cosa accade quando un insegnante deve lavorare contemporaneamente con età, livelli di apprendimento, tempi e bisogni differenti.
Lo studio pubblicato dalle colleghe di INDIRE ha interessato 232 pluriclassi, 179 della scuola primaria e 53 della secondaria di primo grado. Dal lavoro con i docenti emergono cinque questioni principali: gestione della classe, progettazione del curricolo e delle lezioni, gestione del tempo, autonomia degli studenti e bisogni individuali di apprendimento. Un dato interessante riguarda l’esperienza professionale: mentre gli insegnanti meno esperti richiamano più frequentemente le difficoltà di gestione della classe, gli esperti pongono maggiormente l’attenzione sull’autonomia degli studenti.
L’autonomia emerge come una questione pedagogica particolarmente delicata. Nella pluriclasse è indispensabile che gli studenti possano lavorare mentre l’insegnante si dedica ad altri gruppi; tuttavia la ricerca mostra come essa venga talvolta considerata un requisito che l’alunno dovrebbe già possedere, più che una competenza da costruire attraverso un’adeguata mediazione didattica. Il rischio è che l’autonomia diventi una necessità per il funzionamento della classe anziché un autentico obiettivo educativo.
Altrettanto significativo è il tema dello spazio. Settantuno docenti descrivono ambienti flessibili, riconfigurati in relazione alle attività e ai gruppi. E l’esperienza sembra ampliare progressivamente i confini dell’aula: utilizza gli spazi esterni il 33% degli insegnanti con meno esperienza, il 63% di quelli con cinque-quindici anni e l’87% di chi insegna in pluriclasse da oltre quindici anni.
Da queste pratiche emerge quella che nel capitolo viene definita “spatial literacy” dell’insegnante: la capacità di configurare e riconfigurare gli ambienti in risposta a esigenze pedagogiche, relazionali e organizzative. Una competenza che chiama direttamente in causa la formazione docente.
Che cosa possono insegnare le pluriclassi alla scuola?
Il contributo italiano incontra pienamente la prospettiva di Responsive Teacher Education. Mangione e Parigi propongono una professionalità docente adattiva e orientata al design, capace di lavorare con l’eterogeneità, differenziare l’insegnamento, sostenere l’autonomia e ripensare tempi e ambienti. La formazione iniziale e in servizio dovrebbe quindi preparare maggiormente gli insegnanti ad affrontare questa complessità, anziché assumere implicitamente la classe omogenea come unico riferimento.
La pluriclasse viene così sottratta a una lettura esclusivamente emergenziale, legata alla contrazione demografica o alla necessità di mantenere una scuola nei territori più fragili. Il capitolo propone di considerarla come un “microcosmo di complessità pedagogica”, nel quale diventano particolarmente visibili questioni che riguardano tutta la scuola: autonomia, differenziazione, organizzazione del tempo, uso pedagogico dello spazio e capacità dell’insegnante di progettare a partire dal contesto.
Il sapere professionale che nasce in queste situazioni non è quindi periferico o aneddotico. Può diventare una risorsa per comprendere la pedagogia differenziata e per interrogare anche le pratiche della scuola ordinaria.
È forse questo il contributo più interessante che la ricerca italiana porta nel volume internazionale: studiare le pluriclassi non soltanto per comprendere come sostenerle, ma per capire che cosa questi contesti possono insegnare alla formazione degli insegnanti e alla scuola del futuro.

