Scuola estesa e innovazione nelle aree interne: il contributo INDIRE nel nuovo volume Carocci sulle disuguaglianze nella scuola italiana

È uscito per Carocci il volume Disuguaglianze e crescita nella scuola italiana. Politiche, programmi, prospettive, a cura di Patrizio Bianchi, Luciano Formisano, Massimo Inguscio e Stefano Leonardi. Pubblicato nel maggio 2026 con il contributo dell’Accademia Nazionale dei Lincei, il volume affronta il tema delle disuguaglianze educative mettendo in relazione politiche, programmi e prospettive di trasformazione della scuola italiana.
La pubblicazione nasce nell’ambito di un dialogo avviato nel 2024  tra l’Accademia Nazionale dei Lincei e il mondo della ricerca sui divari che attraversano il sistema educativo e sulle condizioni necessarie per contrastarli. I contributi sono organizzati intorno a tre nuclei – Italiano e disuguaglianze, Innovazione e disuguaglianze, Educazione, crescita e disuguaglianze – restituendo la natura multidimensionale delle differenze educative e territoriali.
Nella parte dedicata a “Innovazione e disuguaglianze”, il capitolo della ricercatrice Giuseppina Rita Jose Mangione, La scuola tra divari e innovazione. Le pratiche anticipatorie di “scuola estesa” nelle aree interne, porta all’interno di questa riflessione il patrimonio di ricerca maturato da INDIRE sulle piccole scuole e sui territori a bassa densità demografica.
Il punto di partenza è il superamento di una rappresentazione esclusivamente deficitaria delle piccole scuole. Pur operando in contesti interessati da divari infrastrutturali, culturali, sociali e digitali, queste realtà hanno sviluppato nel tempo forme organizzative flessibili, pratiche didattiche adattive, reti di collaborazione e alleanze con i territori. Il digitale, in tale prospettiva, non agisce come semplice strumento compensativo rispetto all’isolamento geografico, ma come leva per costruire ambienti di apprendimento connessi, personalizzati e distribuiti.
Un framework per leggere la “scuola estesa”
Il capitolo propone la scuola estesa come configurazione educativa capace di ricomporre scuola e territorio, presenza e distanza, apprendimento formale e non formale. Non si tratta quindi semplicemente di estendere fisicamente la scuola o di aumentarne la dotazione tecnologica, ma di riconfigurarne relazioni, spazi, attori e modalità di costruzione dell’esperienza educativa.
Il framework, proposto da INDIRE  e  già condiviso con la comunità scientifica  (in Mangione, Cannella, Chipa 2025),  individua tre dimensioni caratterizzanti la scuola estesa: spazialità educativa, pluralità educativa e continuità educativa.  La spazialità educativa supera la contrapposizione tra prossimità e distanza: la prima si realizza nell’apertura verso luoghi, risorse e soggetti del territorio; la seconda attraverso ambienti digitali che consentono di costruire connessioni con reti educative più ampie. La pluralità educativa riguarda invece la diversificazione e l’integrazione di saperi, metodologie e attori, superando il semplice parallelismo tra scuola ed extrascuola attraverso forme di coordinamento finalizzato e di progettualità pedagogico-sociale condivisa. La continuità educativa si sviluppa verticalmente tra ordini e gradi scolastici e orizzontalmente tra scuola, territorio e altri contesti di apprendimento. In tutte e tre le dimensioni il digitale assume una funzione strutturale, contribuendo alla costruzione di un sistema formativo allargato.
È su queste coordinate che vengono analizzate quattro esperienze: La Scuola allo Schermo, Volontari per l’educazione, Classi in Rete e la Scuola domiciliare nelle aree interne. Non semplici “buone pratiche”, dunque, ma casi attraverso i quali osservare come una scuola possa estendere il proprio spazio educativo, moltiplicare gli attori che partecipano ai processi formativi e costruire continuità oltre i confini dell’aula.
La Scuola allo Schermo: il cinema digitale come “terzo spazio mediale”
Con La Scuola allo Schermo, sviluppata insieme a numerosi partner del cinema indipendente e della cultura audiovisiva, la scuola estesa assume la forma di una scuola diffusa nella quale il cinema digitale diventa un vero ambiente di apprendimento.
La disponibilità di una filmografia selezionata attraverso una piattaforma online consente alle piccole scuole, anche quando collocate lontano dai tradizionali luoghi dell’offerta culturale, di ampliare la propria spazialità educativa. Lo schermo non svolge soltanto una funzione distributiva: costruisce quello che nel capitolo viene definito un “milieu educativo esteso”, nel quale la narrazione cinematografica alimenta pensiero critico, cittadinanza digitale e connessione tra questioni globali e realtà locali. Il linguaggio audiovisivo assume così la funzione di “terzo spazio mediale”, un ambiente che oltrepassa i confini fisici dell’aula e può sostenere anche l’inclusione di studenti con differenti background linguistici.
La pluralità educativa deriva dal coinvolgimento coordinato di scuole, enti culturali, istituzioni cinematografiche, registi, esperti di media education e comunità locali. Non si tratta di sovrapporre un’attività culturale al curricolo, ma di costruire una progettualità pedagogica integrata e un vero curricolo del patrimonio. Anche sinossi, introduzioni dei registi e materiali audiovisivi entrano nella pianificazione didattica, mentre la continuità si realizza verticalmente attraverso percorsi di alfabetizzazione mediale e orizzontalmente nel rapporto tra scuola, famiglia e territorio. La documentazione digitale delle esperienze contribuisce inoltre alla costruzione di archivi di pratiche e comunità professionali.
In questa configurazione il digitale è dunque un dispositivo pedagogico, non un semplice medium: permette di integrare spazio fisico e digitale, curricolo ed esperienza culturale, educazione mediale e cittadinanza attiva.
Volontari per l’educazione: prossimità digitale e sistema formativo allargato
Una differente configurazione della scuola estesa emerge con Volontari per l’educazione, iniziativa promossa da Save the Children con la collaborazione di INDIRE. Qui l’estensione non riguarda soltanto lo spazio, ma soprattutto la rete di relazioni educative che mette in connessione scuola, università, terzo settore e famiglie.
La dimensione della spazialità viene ridefinita attraverso un “terzo spazio culturale” che supera la tradizionale alternativa tra presenza e distanza. Le interazioni sincrone e asincrone non replicano semplicemente a distanza l’insegnamento in aula: costruiscono ambienti educativi relazionali e personalizzati, nei quali studenti delle piccole scuole possono essere accompagnati da volontari universitari formati. Il digitale diventa così un setting educativo, capace di produrre nuove forme di prossimità educativa anche quando i soggetti sono fisicamente distanti.
La pluralità educativa si concretizza nella collaborazione multilivello tra docenti, volontari universitari, educatori del terzo settore, esperti disciplinari e famiglie. Tale rete non svolge una funzione accessoria, ma realizza quel coordinamento finalizzato che consente di superare la separazione tra curricolare ed extracurricolare e di costruire un sistema formativo allargato. Il modello sostiene percorsi personalizzati e interventi mirati, anche per alunni con bisogni educativi speciali, studenti di italiano L2 e allievi con difficoltà nell’area STEM.
Sul piano della continuità, l’esperienza opera sia verticalmente, accompagnando il progresso scolastico e lo sviluppo di competenze metacognitive e sociali, sia orizzontalmente, trasformando l’extracurricolare in uno spazio di recupero, potenziamento e costruzione di senso formativo. Il digitale sostiene in questo caso una vera continuità relazionale e cognitiva. Il progetto rende così visibile anche il ruolo delle ONG e del terzo settore come partner educativi della scuola pubblica.
Classi in Rete: pluriclassi estese e comunità di apprendimento translocali
Classi in Rete, sviluppata nel confronto con il Ministero dell’Istruzione del Québec e con l’esperienza dell’École éloignée en réseau – ÉER, porta il framework della scuola estesa verso una configurazione fortemente reticolare. Il riferimento è al modello sperimentato nelle aree remote del Québec e successivamente adattato al contesto delle piccole scuole italiane per ampliare le opportunità educative nei territori caratterizzati da ridotto numero di studenti, pluriclassi eterogenee e limitate risorse.
Qui il digitale non serve semplicemente a collegare a distanza due aule. Attraverso ambienti digitali utilizzati per la co-progettazione degli insegnamenti disciplinari, classi appartenenti a istituti differenti mantengono la propria identità territoriale ma si estendono e si interconnettono, dando forma a “pluriclassi estese”. Si generano così “comunità di apprendimento translocali”, capaci di superare contemporaneamente la distanza geografica e le tradizionali barriere organizzative tra istituti.
La spazialità che ne deriva viene definita nel capitolo “aumentata e multilivello”: non uno spazio semplicemente remoto, ma un ambiente in cui tecnologie, classi, docenti, esperti, famiglie, enti locali e comunità concorrono alla co-costruzione dell’esperienza educativa. La tecnologia opera come “dispositivo relazionale”, secondo un approccio socio-tecnologico all’innovazione, e gli ambienti digitali diventano luoghi di co-costruzione della conoscenza.
Il modello permette anche di sperimentare dispositivi didattici specifici: il mentorat, attraverso il quale soggetti con maggiori competenze sostengono i pari; le pratiche di peer aidants, che attivano forme di collaborazione tra studenti appartenenti anche a classi e ordini diversi; e le “équipe delocalizzate”, gruppi interistituzionali e interterritoriali che co-progettano attività didattiche trasversali. Questi dispositivi sostengono pensiero critico, collaborazione digitale e apprendimento autoregolato.
Sul piano della pluralità, Classi in Rete genera un ecosistema formativo policentrico e inclusivo, mentre la continuità si realizza sia nella progressione degli studenti e nello sviluppo professionale dei docenti, sia nella costruzione di reti stabili tra classi, plessi e istituti. In questa prospettiva il digitale diventa una vera infrastruttura relazionale e pedagogica e consente una nuova organizzazione multilivello dei gruppi di apprendimento. Il risultato è un modello di ecosistema educativo distribuito, nel quale condivisione delle risorse e co-progettazione multilivello diventano elementi strutturali.
Scuola domiciliare nelle aree interne: dalla casa all’“aula connessa”
La quarta esperienza, sviluppata attraverso la ricerca condotta da INDIRE e ITD-CNR – Istituto per le Tecnologie Didattiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche, riguarda la Scuola domiciliare nelle aree interne. Qui il framework della scuola estesa consente di andare oltre una lettura dell’istruzione domiciliare come risposta temporanea a un’emergenza individuale.
Nei piccoli plessi rurali la scuola domiciliare viene interpretata come un ecosistema educativo flessibile e resiliente, in grado di garantire continuità didattica e relazionale in presenza di marginalità territoriale, sanitaria e socio-economica. Assume quindi una dimensione pedagogica sistemica: non più soluzione tampone, ma dispositivo capace di contrastare forme di esclusione scolastica e sociale.
Le tecnologie sincrone e asincrone riconfigurano profondamente la spazialità educativa collegando l’ambiente domestico alla classe e alla comunità scolastica. La casa diventa un’“aula connessa”, nella quale ambiente reale e ambiente digitale si integrano. Il passaggio è rilevante perché non consiste nella semplice trasposizione online di contenuti: richiede un ripensamento della relazione educativa verso forme di apprendimento personalizzato, dialogico e situato.
Anche la pluralità educativa assume una configurazione specifica: docenti curricolari, insegnanti di sostegno, educatori digitali, famiglie, esperti disciplinari e operatori sociosanitari costituiscono una rete che integra sostegno didattico e socio-emotivo. La continuità opera verticalmente, assicurando progressione e coerenza curricolare, e orizzontalmente, attraverso reti di scuole che condividono risorse, metodologie e professionalità.
La scuola estesa diventa così uno spazio educativo multilivello e multiattore, nel quale la tecnologia non sostituisce la relazione educativa ma, come sottolinea il capitolo, la moltiplica e la arricchisce. Attività cooperative online, mentoring tra pari e percorsi personalizzati trasformano il digitale in una leva per autoregolazione dell’apprendimento, inclusione e sviluppo di competenze trasversali.
Dalle pratiche locali ai futuri della scuola
La lettura congiunta delle quattro esperienze permette quindi di cogliere un elemento centrale del contributo: non esiste un unico modello di scuola estesa. A seconda dei contesti, cambiano l’equilibrio tra prossimità e distanza, la configurazione degli attori, le forme di continuità e i dispositivi digitali utilizzati.
La Scuola allo Schermo costruisce un terzo spazio mediale e un curricolo del patrimonio; Volontari per l’educazione produce nuove forme di prossimità educativa e un sistema formativo allargato; Classi in Rete genera una forma di scuola aperta con pluriclassi estese, comunità translocali e spazialità educativa multilivello; la Scuola domiciliare trasforma la casa in aula connessa e riconfigura la relazione educativa dentro un ecosistema multiattore.
È proprio questa capacità di produrre nuove configurazioni di spazio, relazioni e continuità a consentire di interpretarle come pratiche anticipatorie: esperienze che non si limitano ad adattare la scuola alle condizioni di fragilità, ma rendono osservabili forme possibili del suo futuro. Nel capitolo le piccole scuole diventano così laboratori nei quali il digitale agisce da catalizzatore di trasformazioni pedagogiche e organizzative e contribuisce alla costruzione di ecosistemi educativi integrati con i territori.
La transizione digitale assume quindi un significato che va oltre l’innovazione tecnica: amplia la spazialità educativa, rafforza la pluralità degli attori e sostiene una continuità didattica, cognitiva e relazionale capace di oltrepassare barriere geografiche e sociali. Da questo punto di vista, le esperienze maturate nelle aree interne non riguardano soltanto il futuro delle piccole scuole, ma offrono elementi di riflessione per il rinnovamento dell’intero sistema educativo.
La presenza del contributo INDIRE nel volume rappresenta dunque un’occasione per portare nel confronto sulle disuguaglianze educative il lavoro di ricerca, sperimentazione e accompagnamento realizzato insieme alle scuole e a una rete articolata di partner istituzionali, scientifici, culturali e del terzo settore.
Un ringraziamento particolare al gruppo di ricerca sulle piccole scuole e in particolare sulla scuola estesa di INDIRE e  ai curatori del volume, Patrizio Bianchi, Luciano Formisano, Massimo Inguscio e Stefano Leonardi, per aver promosso questo spazio di confronto e per aver accolto nella riflessione sulle disuguaglianze e sulle prospettive della scuola italiana anche il contributo della ricerca INDIRE sulle piccole scuole, sulle aree interne e sulle configurazioni.